eli – informal learning environment

Past Studies

e-learning evaluation

Master degree study

La tesi del master in Progettista e gestore della formazione in rete dal titolo “Linee guida per la valutazione della qualità nei processi di eLearning: il caso dei progetti del Campus Virtuale Svizzero di eLab – USI–SUPSI” (2004) ha permesso l’approfondimento del tema dell’evaluation e della qualità nei processi di e-learning attraverso la guida e il supporto di Mario Rotta, con cui furono condotti studi e pubblicazioni successivi (vedi area Publications).

Le domande chiave che hanno guidato la ricerca furono diverse:

Come rispondere alla complessità della valutazione di un sistema come l’e-learning, di per sé già complesso? Come riuscire a considerare gli tutti gli elementi della qualità, in una prospettiva olistica e sistemica? Come considerare le dinamiche, i processi, le prospettive in gioco e le diverse visioni degli attori dell’e-learning che si occupano di qualità? E soprattutto, come giungere alla proposta di uno strumento operativo, legato e rispondente al contesto d’uso, trasparente nel metodo?

Nel 2004 il tema caldo nell’agenda degli stakeholders dell’e-learning era la valutazione della qualità. Si può avvalorare questa affermazione attraverso le testimonianze di tanti indizi, alcuni legati al trend di mercato, altri del tutto evidenti dalle dinamiche e dalle tematiche che si sono susseguite nelle agende dei decisori politici, delle agenzie di formazione e degli stakeholders del settore: il decreto Moratti-Stanca dell’aprile 2003, il Glossario Asfor del 2004, il primo quaderno CNIPA sull’e-learning nel 2004… in Italia si sa, se qualcosa arriva anche nella PA, vuol dire che è proprio una realtà affermata. Nell’ottobre del 2004, sono stati pubblicati inoltre i modelli proposti dai progetti inerenti alla qualità, promossi dalla Commissione Europea all’interno dell’eLearning Action Plan (EQUO, Qual-elearning e SEEQUEL).

Se la prima legge delle scienze sociali è la profezia all’autoverificarsi (Di Fraia, 2004), il mondo dell’e-learning, nel biennio 2002 – 2004 si stava autoverificando: dato che l’e-learning esiste, serve assolutamente determinarne la qualità (certificazione, accreditamento, corrispondenza a standard, aderenza a linee guida e good practises), per essere sicuri che sia efficace, efficiente e che assicuri un buon indice di ROI. E il mondo dell’eLearning esiste perché ne si parla come un fenomeno a cui bisogna assicurare la qualità…
Ecco, la ricerca sull’evalution ha cercato di porsi in antitesi rispetto a questa visione deterministica, di coglierne la complessità e di valorizzarne le possibilità: la valutazione, se calata nel contesto d’uso, è la prassi per apportare miglioramento, è il momento di processo che sta alla base della creazione di nuovo valore, di nuovi obiettivi. Non deve restare una pratica fine a se stessa.

I metodi della qualità, gli obiettivi della qualità, i soggetti della qualità: incrociando le caratteristiche e le specificità di questi aspetti si può delineare una visione complessiva del problema della valutazione. I metodi contemplano le pratiche di quality assurance, gli obiettivi determinano l’oggetto dell’indagine, sono la relazione della qualità al contesto in cui si agisce, i soggetti sono l’espressione dell’attore che compie la valutazione e l’indicazione di chi adotterà il metodo.
La somma – gestalticamente intesa -  di questi elementi porta alla completezza del fenomeno.

Una buona valutazione di qualità in eLearning deve cercare di contemplare tutti gli aspetti, senza restare un esercizio mentale: serve la determinazione dell’oggetto della valutazione, che non può contemplare tutto il sistema, ma che per trasparenza metodologica dichiara il suo scopo, il fine a cui vuole giungere in termini di miglioramento del processo. L’oggetto della valutazione dovrebbe dichiararne il metodo, le regole sottese al processo e i ruoli degli attori che lo svolgeranno: si devono evidenziare esplicitamente i criteri e le regole del gioco.

La valutazione dei processi di eLearning dovrebbe rifarsi a modelli, linee guida e benchmarking riconosciuti e condivisi, sia a livello internazionale, sia di settore: la tensione alta fra l’effetto desiderato e l’obiettivo raggiunto deve essere uno stimolo per il miglioramento continuo (Trentin, 1999).

La proposta di questo lavoro di tesi era  metodologica rispetto alla complessità della valutazione: la definizione della qualità deve essere operativa e calata nel contesto d’uso, per poter dare valore aggiunto. Infine, la valutazione dovrebbe passare attraverso lo studio di una strategia, di una pianificazione sviluppata nel tempo, nel breve, nel medio e nel lungo periodo, per poter raggiungere dei risultati e delle pratiche migliorative, attraverso il monitoraggio e il riallineamento costanti.

e-learning approach

Degree study

L’interesse per l’e-learning è nato con la tesi di laurea (2003) e pian piano si è trasformato in un lavoro e in una forma mentis. Dello studio di allora “e-learning: metodo, modelli e ambienti per l’apprendimento a distanza nella Società dell’Informazione” (pubblicato su Tecnoteca) conservo l’approccio olistico alla dimensione di rete dell’apprendimento.

“L’analisi articolata in questi mesi di lavoro, oltre all’interesse per la materia trattata, mi ha condotto a due convinzioni cardini: quanto siano importanti, ricchi e fruttuosi gli anni di studio, dedicati alla propria crescita e formazione, e quanto questo cammino non si concluda con l’ultima pagina della mia tesi.
La filosofia del life long learning realizza quella garanzia di crescita professionale che accompagnerà la mia generazione nella Società dell’Informazione, dove risorse informative e allocazione della persona saranno i beni più preziosi.
I nuovi sistemi della formazione seguono il singolo soggetto durante tutta la sua vita lavorativa, stimolandolo ad essere attivo e partecipe nella ricerca di sempre nuove occasioni per realizzare la propria crescita professionale.
[...]
Un settore in piena evoluzione come quello che si prospetta essere il mondo dell’e-learning necessita in primis di una nuova cultura, sempre meno tecnocentrica e sempre più orientata a formare specialisti che rammentino l’importanza della componente umana, anche quando si fa uso delle tecnologie più avanzate.”