oggi, ultimo giorno di laboratorio, sono in aula a ts e discutiamo sull’uso didattico dei social software: poi racconterò le vostre opinioni…. anzi, aiutatemi! lasciate i vostri commenti!
![]()
oggi, ultimo giorno di laboratorio, sono in aula a ts e discutiamo sull’uso didattico dei social software: poi racconterò le vostre opinioni…. anzi, aiutatemi! lasciate i vostri commenti!
![]()
Il concetto di Knowledge Society è trasversale e comune alle posizioni di molti autori: sempre riprendendo cari libri per una docenza, Eletti (2004) traccia una cornice ancora attuale e attendibile del contesto in cui nasce il bisogno formativo di formazione continua, life long, la Knowledge Society che, anche nella sua visione, è l’evoluzione naturale della Società dell’Informazione.
La Conoscenza si rivela come la moneta sonante non solo nel mondo accademico ed universitario, ma anche e soprattutto in azienda e mondo della PA, organizzazioni per definizione complesse. E la complessità si bilancia solo con la conoscenza.
Le organirganizzazioni e mondo economico della società della conoscenza si fondano su tre assi strategici:
forza lavoro, capitale, knowledge, lasciando però al singolo soggetto l’onere e l’onore di accrescere la propria conoscenza, per potersi mantenere spendibili e darwinianamente appetibili in una Socieà fortemente competitiva. Il Life Long Learning è una prospettiva di tipo personale, del soggetto, strettamente legata alla formazione non-formale
Rileggendo cari libri per la progettazione didattica del corso sull’eLearning per gli studenti universitari di psicologia a Trieste, ho ritrovato concetti e citazioni ancora utili.
Sull’andragogia si pratica molto, ma quali sono i principi e le strategie più efficaci?
Riprendendo Eletti (2004), ho trovato citato Malcon Knowles (The adult learner: a neglected species, in italiano Malcom Knowles, Quando l’adulto impara. Pedagogia e andragogia., Tr. it. Franco Angeli, Milano, 1997); ecco in breve principi e indicazioni di massima:
- adulti apprendono se fortemente motivati, se riconoscono lo sforzo cognitivo della formazione e dell’impegno come significativo per sè;
- adulti hanno un sé già strutturato e si sentono a loro agio nell’apprendere se lasciati autonomi, non è necessario dirigerli passo passo, come invece è preferibile con minori;
- un gruppo di adulti è più eterogeneo (anche solo per l’accumulo di maggiori vissuti) rispetto ad un gruppo di giovani
- gli adulti apprendono più facilmente se riescono a riportare gli apprendiemtni alla vita reale, all’esperienza concreta di tutti i giorni;
- per gli adulti valgono di più le motivazioni interne rispetto a quelle esterne come per i bambini (premio, punizione), ovvero se vedono l’apprendimento come un modo per accrescersi come individui, come professionisti, per riconoscimento sociale.
due concetti in due minuti sui RSS Feed
due concetti in due minuti sul Social Networking
due concetti in due minuti sul social bookmarking
due concetti in due minuti sui wiki
Segnalo a ‘mo di promemoria per me la raccolta del 2007 dei migliori 100 tools per l’eLearning (o solo per la didattica integrata dalle tecnologie): promettono aggiornamenti per il 2008 e arrivano a questa lista attraverso pareri, esperienze e commenti di personaggi come Teemu, Jay Cross, Lee etc. C’è l’analisi ragionata, c’è la categorizzazione degli strumenti (e questa è interessante… diciamo che ci si può riferire ad essa per ogni raggruppamento di funzioni dei tools, da cloused and tutorial a social networking tools…) che può essere considerata se non ufficiale, molto accreditata (userei questa per le prossime progettazioni didattiche).
top100_elearning_tools.pdf
l’eli-learning blog parla dei soggetti che apprendono, conoscono e creano conoscenza in rete, attraverso processi collaborativi a rete.
Ha a che fare con processi di conoscenza e apprendimento principalmente sociali e informali che si muovono negli ambienti nella rete (dimensione, fenomenologia, piattaforma, tecnologie, identità, costrutti, cultura, prassi, pratiche) …
…informal learning enviroment, eli-learning
Dai social software calati nella didattica alle pratiche e alle abilità che ne rendono possibile l”uso, dal costruttivismo al connectivism (o connessionismo, per dirla all’italiana
) dal prosumer al social networking al learning 2.0 e al learning design di processi didattici informali anch’essi 2.0
Faccio capolino nella blogoshera con il luogo-fucina e calamaio della tesi di dottorato, che porta il titolo di
Personal Knowledge Management skills acquisition
for Lifelong Learners in the Knowledge Society
per cercare di tracciare i contorni di quel che serve ai nuovi leaner 2.0
Buon vento!
eli
Cigognini, M.E., Mangione G.R. & Pettenati M.C. (2007). E-Learning design in (in)formal learning. TD-Tecnologie Didattiche (in press).
Short Abstract
Una metodologia di progettazione didattica centrata sull’uso dei social software nell’apprendimento (in)formale per favorire l’acquisizione di nuove competenze di gestione della conoscenza personale in una prospettiva di apprendimento.
L’uso degli ambienti sociali in rete come supporto alla gestione della conoscenza distribuita è oggetto di studio da parte di molti ricercatori. Grazie a tali strumenti, all’ondata tecnologica 2.0 che li incorpora e alla teoria del Connectivism [Siemens, 2004] che ne è derivata, si è diffusa la consapevolezza che l’e-learning si sia evoluto verso nuove forme e modalità di apprendimento situato e distribuito. In questa cornice, concentriamo la nostra attenzione sulle competenze di Personal Knowledge Management (PKM) che un cittadino della Società della Conoscenza dovrebbe possedere per beneficiare delle esperienze formative che intersecano momenti di apprendimento formale con situazioni di apprendimento informale, in un’ottica di autentica formazione continua.
L’acquisizione di competenze di PKM, pur essendone la condizione necessaria, non è però di per sé sufficiente per garantire al soggetto che apprende, o “learner” – di prendere parte in maniera significativa alle esperienze formative mediate dagli strumenti 2.0.
Il design didattico dell’apprendimento rimane fondamentale, con l’ulteriore precisazione che la sua valenza metodologica diventi una via per una possibile modalità di emersione dei processi di apprendimento della sfera informale.
Il contributo presenta un possibile modello di Instructional Design sviluppato per un contesto formativo di tipo aperto, vicino alle teorie del Connectivism [Siemens, 2004]: la declinazione del modello in uno scenario fittizio concretizza nella pratica la modulazione didattica dei social software per sostenere l’apprendimento in un contesto e-learning formale.